Bologna, ph. @carlopetr

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Addio #BLUBologna!

Da ieri i mondi del web e della street art sono in fermento.

In queste ore si sta raccontando una storia, si sta facendo la storia: un racconto fatto di lotta e protesta, di rivendicazioni contro il potere e chissà cos’altro ancora, che purtroppo, non è del tutto svelato.

Succede a Bologna. Dove l’artista Blu coadiuvato dai ragazzi dei centri sociali XM24 e Crash ha deciso nella notte di cancellare i suoi celebri murales, realizzati nell’arco di 20 anni. Dopo molti colpi di spatola e parecchia vernice grigia, la città ha perso per sempre alcuni capolavori di arte urbana e contemporanea.

Perché?

A Bologna il 18 marzo si inaugurerà la mostra Street Art. Banksy & Co. – L’arte allo stato urbano, promossa da Fabio Roversi Monaco (ex rettore dell’Università di Bologna) e Genus Bononiae, con il sostegno della Fondazione Carisbo. Un’iniziativa che ha nel suo DNA l’idea di esporre delle opere urbane staccate dai muri della città per (obiettivo dichiarato) “salvarle dalla demolizione e preservarle dall’ingiuria del tempo”, trasformandole in pezzi da museo […].

Oltre che per il semplice motivo di snaturare la storica funzione della street art, galleria a cielo aperto fruibile da tutti, l’idea di rinchiudere le opere dentro le mura di Palazzo Pepoli (tra l’altro pare anche senza una autorizzazione da parte di tutti gli artisti) non è piaciuta per niente a Blu, che nell’intera operazione ha visto una manovra di un potere forte deciso a rendere l’arte patrimonio di tendenza per ricchi collezionisti, gli stessi pochi eletti che magari fino ad allora avevano visto nella street art più degli atti di vandalismo di ragazzini, che talento.

a bologna non c’è più blu
e non ci sarà più finchè i magnati magneranno
per ringraziamenti o lamentele sapete a chi rivolgervi (da http://blublu.org/sito/blog/)

Il messaggio di Blu sul suo blog

Il messaggio di Blu sul suo blog

Il collettivo Wu Ming così ha dato notizia sul suo blog: “Dopo aver denunciato e stigmatizzato graffiti e disegni come vandalismo, dopo avere oppresso le culture giovanili che li hanno prodotti, dopo avere sgomberato i luoghi che sono stati laboratorio per quegli artisti, ora i poteri forti della città vogliono diventare i salvatori della street art. Tutto questo meritava una risposta”.

La risposta è arrivata fin troppo chiara. Blu ha cancellato se stesso, lo ha cancellato dalla memoria della collettività bolognese, eliminando le opere prima che fossero tolte da qualcun altro con una visione dell’arte non condivisa, che non è quella di “normalizzare la street art all’interno di un museo” (Michele Smargiassi, Repubblica).

Oggi il post nella nostra rubrica è volutamente corredato di una sola foto. Perché l’invito è rivolto a tutti voi, ma soprattutto a tutti coloro che hanno vissuto questo momento a condividere le foto scattate ai murales prima, durante e dopo la cancellazione attraverso l’hashtag #BLUbologna con l’intento di continuare a raccontare la storia, questa storia.

Bologna, ph. @carlopetr

Bologna, ph. @carlopetr

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Commenti

  Commenti: 1

  1. Giuseppe Alfonso


    Blù non c’è più? e chi se ne frega! i murales se li faccia a casa sua.

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