Capitanata nascosta, un viaggio nei luoghi dimenticati attraverso l’arte

Come valorizzare i luoghi abbandonati della nostra Italia?

In un periodo in cui le persone tendono a lasciare sempre più spesso i paesi per le grandi città, in un periodo in cui lo spopolamento dei borghi è sempre più frequente tanto da farli diventare “fantasma”, cosa può portare una persona a visitare nuovamente questi luoghi?

La provincia di Foggia è ricca di borghi e piccoli paesi in cui vivono prettamente persone anziane, ognuna di loro ha una storia da raccontare, che sia personale o tramandata di generazione in generazione. Basti pensare che 9 dei 10 comuni più piccoli di Puglia, con popolazione inferiore a 1000 abitanti, sono in provincia di Foggia.

Mettendo insieme questi fattori, posti abbandonati e storie, probabilmente viene fuori la ricetta perfetta per rilanciare e valorizzare quei luoghi che, apparentemente, non hanno più nulla da raccontare.

In Capitanata siamo fortunati perché, tra i tanti giovani che si impegnano a dare un nuovo volto al territorio, c’è Alessandro Tricarico, fotogiornalista garganico che da un po’ di anni si è avvicinato alla street art.

Foto: capitanata nascosta - Alessandro Tricarico
Foto: capitanata nascosta – Alessandro Tricarico

La street art di Alessandro è fatta principalmente da gigantografie cartacee prodotte dai ritratti che lui stesso scatta. Quello che lascia perplessi è l’utilizzo della carta, un materiale così delicato ed effimero, considerata l’esposizione perenne all’intemperie. Le motivazioni sono molteplici, Alessandro dice che, col tempo, un’opera permanente viene inglobata nell’assetto urbano quasi da non essere più notata. Un’opera momentanea vive nel desiderio di essere vista quanto prima e invita a non procrastinare. Oggi c’è, domani chissà: potrebbe essere stata strappata, portata via da una forte pioggia o rovinata dalla forte umidità. Poco importa, perché continua a vivere, con i suoi frammenti, nella testa di chi l’ha vista o porta ad immaginare cosa ci fosse prima.

Grazie alla street art, all’animo sensibile e alla passione nel raccontare le storie tramite le immagini, sta donando nuove vite ai luoghi più nascosti della Capitanata.

L’ultimo progetto, presentato il giorno del solstizio d’estate, è una serie di templi che andranno a creare il “Pantheon del Gargano”. Alessandro dice “L’idea è nata in pieno lockdown. Ho letto da qualche parte l’espressione: tornare a mettere l’essere umano al centro. Poi ho approfondito le ricerche sui riti pagani del Gargano. Così ho riadattato le divinità di quel tempo a personaggi legati alla nostra quotidianità”.

Lago di Varano
Lago di Varano

Il primo templio si trova in un rudere abbandonato sulle sponde del lago di Varano e raffigura Peppino, pescatore trabuccolante di Peschici, “Dio della spuma di mare, delle stelle e protettore delle murene”.

Il desiderio di Alessandro è che la gente possa riappropriarsi di questi luoghi dimenticati e angoli di bellezza fuori dalle rotte turistiche.

Il lago di Varano è il più grande del sud Italia con i suoi 37 km di perimetro, flora e fauna rendono questo paesaggio magico e unico nel suo genere: circondato da salici piangenti, eucalipti e pini e popolato da fenicotteri rosa, martin pescatori e aironi.

Tre punti d’interesse imperdibili sono il Crocifisso, che emerge dalle acque del lago, la chiesetta della SS. Annunziata e l’ex idroscalo “Ivo Monti”, risalente alla Prima Guerra Mondiale.

Nel capoluogo di provincia, Foggia, è il quartiere della stazione ad essere riqualificato con la street art di Alessandro e l’opera “Closcià”, per far riflettere sulla condizione dei poveri e dei senza fissa dimora. A dare il volto è stato Antonio, ex sottufficiale della marina ora senza dimora.

Foggia
Foggia

Dal Tavoliere ci spostiamo ancora verso ovest, per raggiungere i Monti Dauni famosi per i piccoli borghi arroccati e lo stile di vita lento

Sant’Agata di Puglia, Bandiera Arancione dal 2002, nominata “Città del buon vivere” nel 2016 dall’Associazione Slow Food, è chiamata anche “la loggia delle Puglie” per la vista panoramica che si gode dalle sue terrazze: dal Tavoliere al golfo di Manfredonia, dal Vulture alle alture del melfese e l’Irpinia.

Questo paese, in origine, ospitava ben 10 opere di Alessandro, racchiuse nel progetto “Radici”, con l’intento di valorizzare il paesaggio inteso come risultato dell’interazione tra uomo, natura, culture e tradizioni. Sant’Agata, come tanti altri paesi, ha fortemente risentito dell’emigrazione e ha visto diminuire la propria densità ma conserva ancora un forte attaccamento alla memoria e alle tradizioni del luogo.

Sui muri del paese ci sono Filippo, Pasquale, un gregge, Robert De Niro e altri volti familiari ai cittadini.

Sant'Agata di Puglia
Sant’Agata di Puglia
Sant'Agata di Puglia
Sant’Agata di Puglia
Sant'Agata di Puglia
Sant’Agata di Puglia

Ci spostiamo ancora più ad ovest e arriviamo ad Accadia, uno dei comuni più giovani della provincia ma con una storia antichissima. Conosciuto per le affascinanti case scavate nella roccia, ancora perfettamente conservate nell’abbandonato Rione Fossi, orgoglio e memoria per la comunità locale.

Ad Accadia sono presenti 2 gigantografie che formano un unico “quadro”: due anziani con gli sguardi intensi, le profonde rughe a solcargli il viso “e le mani che hanno conosciuto il duro lavoro nei campi, ma anche i loro dolci sorrisi a testimoniare che il tempo scorre ma la memoria resta e bisogna preservarla con tutti i mezzi disponibili”.

Accadia
Accadia

Altre sue opere hanno dato un nuovo volto a Poggio Imperiale, San Giovanni Rotondo e alle campagne nell’agro di Lucera.

San Giovanni Rotondo
San Giovanni Rotondo

È arrivato il momento di andare alla scoperta di una Puglia inedita, meno conosciuta e ricca di storie nascoste. Grazie alla geo localizzazione delle opere di Alessandro si andranno a conoscere borghi che rientrano tra i più belli d’Italia, specchi d’acqua incantatori e borghi abbandonati ricchi di fascino.

Ci teniamo a precisare che le opere di Alessandro sono realizzate in carta, materiale non durevole, quindi non assicuriamo sull’effettiva esistenza dei murales.

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