Come sfruttare l’algoritmo di Instagram e fare (persino) concorrenza sleale

Servizio a cura di Francesco Mattucci (@igersmodena)

Immaginate di cercare su Instagram delle immagini di Venezia e di trovarvi in primo piano una fotografia del Duomo di Milano, oppure di voler guardare il mare della Sardegna e di trovarvi
davanti a immagini delle Pale di San Martino.

L’ultimo aggiornamento di Instagram (7.1.1) rinnova e perfeziona la Tab “Esplora” consentendo la ricerca di contenuti in base alla posizione, al nome utente o all’hashtag. In particolare, la ricerca per hashtag, è stata modificata; i risultati sono sempre mostrati in ordine cronologico ma i primi nove sono definiti “Post più popolari” e non seguono un ordine temporale ma, in base ad un algoritmo, Instagram propone quelli che, probabilmente, facendo una media di like, commenti e tempo di pubblicazione, vengono ritenuti i più “performanti” e, di conseguenza,
più attinenti all’hashtag stesso.

Questo aggiornamento ha reso indubbiamente più agevole effettuare le ricerche  per tag e, fatti alcuni brevi test a campione su ricerche specifiche, ad esempio ne ho fatte alcune verificando i tag relativi a località a forte vocazione turistica, tipo #marche, #cortinadampezzo o #venezia, quasi sempre vengono restituiti risultati coerenti.

Questo aggiornamento quindi, se da un lato ha senz’altro offerto un miglioramento e un ampliamento delle possibilità di utilizzo di Instagram, ha però allo stesso tempo creato, si può immaginare involontariamente, delle situazioni di potenziale conflitto, quando non incoerenza totale.

Cerco di spiegare meglio con un esempio pratico: ho pubblicato sul mio profilo l’immagine che segue, una fotografia del lago di Limo sulle Dolomiti.

iena 01

La foto è stata taggata con hashtag coerenti, come #alps, #mountains, #dolomiti, #cortina, #lake, #sky…  Trascorse circa dieci ore dalla pubblicazione, il numero di like e commenti era in media con le altre immagini pubblicate sul mio account. La foto però, e qui sta l’esperimento, è stata anche volutamente taggata #milanomarittima, nonostante fosse palese che nulla avesse a che fare con la nota località balneare della riviera romagnola. Scopo di questo tentativo era di verificare se fosse possibile, in qualche modo, “forzare” la tab e portare la mia foto tra le foto più “popolari” – secondo Instagram – nonostante la stessa fosse, ovviamente, completamente avulsa dal contesto marittimo.

Questo il risultato, fotografato per voi:

iena 02

In poche ore la fotografia del lago di Limo ha raggiunto il secondo posto tra i “popolari” di #milanomarittima, questo significa che, chiunque faccia una ricerca con quel tag, oggi vede, tra le
altre ma in bella vista, una foto di un lago delle Dolomiti.

Questo esempio è frutto di un metodo assolutamente empirico, ma può creare l’occasione per riflettere su come questo meccanismo, che si propone come un aggregatore di contenuti coerenti, in realtà possa essere anche usato in modo improprio.  Mi spiego meglio: se, come spesso accade, aziende si interessano all’uso dei social network e li usano anche come strumento di comunicazione e di marketing, è altrettanto vero che la “concorrenza sleale” qui trova un terreno molto fertile.

Se cioè, manca un controllo, una verifica a posteriori su questa opzione di ricerca nulla vieta a chiunque, come ho fatto io, di inserire ad esempio all’interno di un tag chiaramente identificato con i prodotti di uno specifico brand molto noto, un prodotto della concorrenza. Questo proprio perché qualunque hashtag è controllabile, visto che l’unica discriminante è quante foto contiene.

Personalmente non ho un profilo particolarmente importante ma con 19k followers sono comunque riuscito a raggiungere un secondo posto in un tag (#milanomarittima) che contiene 115.000 immagini.

E’ bene sottolineare come in genere i tag di aziende anche importanti contengano in realtà un numero di immagini relativamente basso rispetto ai tag generici più utilizzati: #likes, per fare
l’esempio di un tag generico conta 70995k immagini e lo stesso  #igersitalia ne conta quasi 5000k. Se si confrontano questi numeri con ad esempio #panasonic che ne ha 258k di immagini. o #fiat che ne conta 900k oppure ancora #Barilla, 43k immagini, è intuibile che questi tag, per quanto importanti da un punto di vista di brand, possono essere in certo modo inquinati, o comunque resi non coerenti, anche da Igers con un numero di followers limitato.

Ottimi quindi i miglioramenti che Instagram sta portando ad ogni nuovo aggiornamento se però il Social Network aspira a diventare un serio strumento di marketing per le aziende sarebbe forse importante che affinasse ulteriormente questi dettagli di fruibilità e si impegnasse a perseguire meccanismi di controllo che garantiscano un buon livello di coerenza quantomeno tra i “popolari”.

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