Montescaglioso: la Città dei Monasteri tra storia, arte e paesaggio

montescaglioso

Un borgo della Basilicata affacciato sulla valle del Bradano, dominato dall’Abbazia di San Michele Arcangelo e immerso nel paesaggio del Parco della Murgia Materana.

Ci sono luoghi che si lasciano capire solo se si accetta di guardarli nella loro interezza, senza fermarsi al primo monumento che si incontra. Montescaglioso è uno di questi: ridurla alla sua monumentale Abbazia di San Michele Arcangelo, per quanto sia innegabilmente il motivo principale della sua fama, significherebbe perdere buona parte di una storia molto più lunga e stratificata. Il paese sorge su un’altura affacciata sulla valle del Bradano, in una posizione che per secoli ha favorito insediamenti, commerci, attività agricole e il controllo delle vie di comunicazione, e nelle giornate più terse, salendo verso le parti alte dell’abitato, lo sguardo arriva fino al Golfo di Taranto. La stessa conformazione del territorio, fatta di gravine, valloni e affioramenti rocciosi, racconta un rapporto antichissimo tra le comunità che qui hanno scelto di vivere e l’ambiente che le circondava.

Montescaglioso appartiene infatti al grande paesaggio del Parco Archeologico Storico Naturale delle Chiese Rupestri del Materano, lo stesso che comprende la Murgia di Matera. Il sito venne inserito nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO nel 1993 come “Sassi di Matera”; nel 2007 l’iscrizione fu ampliata alla denominazione “I Sassi e il Parco delle Chiese Rupestri di Matera”, che ricomprende esplicitamente anche il territorio di Montescaglioso. Non a caso, nel 2012, il paese ha ottenuto anche il riconoscimento di “Gioiello d’Italia”: la concentrazione di architetture religiose e civili nel centro abitato, unita a questo straordinario patrimonio naturalistico e archeologico, fa di Montescaglioso una delle tappe più interessanti della provincia di Matera per chi vuole conoscere il territorio oltre i percorsi più battuti.

Una storia molto più antica dell’Abbazia

La storia di Montescaglioso non comincia con i benedettini, anche se è proprio intorno alla loro presenza che il paese ha assunto la fisionomia che ancora oggi lo contraddistingue. Le testimonianze archeologiche indicano una frequentazione dell’area già nell’età del Bronzo, mentre la formazione dei primi insediamenti strutturati risale all’età del Ferro, tra il IX e l’VIII secolo avanti Cristo, con reperti emersi soprattutto sulle colline che circondano il fiume Bradano, tra le località di Cozzo Presepe, Difesa San Biagio e Contrada Pagliarone. Nel corso dei secoli successivi il territorio conobbe anche l’influenza della vicina Metaponto, colonia della Magna Grecia con cui gli scambi commerciali contribuirono a far crescere in modo sostanziale il nucleo originario dell’abitato, mentre le campagne di ricerca hanno restituito reperti e strutture che testimoniano un’organizzazione urbana via via più articolata. La stessa area sulla quale oggi sorge l’Abbazia di San Michele Arcangelo conserva tracce di frequentazioni ben precedenti alla costruzione del complesso monastico.

È proprio questa sovrapposizione uno degli aspetti più affascinanti da scoprire visitando Montescaglioso. L’Abbazia non si trova in un punto casuale, ma in uno spazio che aveva già una funzione centrale nell’organizzazione dell’insediamento antico: nel 1991 le ricerche archeologiche hanno portato alla luce una ricca necropoli nei pressi del complesso abbaziale, testimonianza della presenza di un’élite locale, mentre nella zona di Porta Schiavoni sono stati individuati resti importanti di una cinta muraria risalente al III secolo avanti Cristo. Anche nel centro storico sono state riconosciute tracce di viabilità di epoca ellenica, elementi che restituiscono l’immagine di un insediamento molto più antico e complesso di quanto suggerisca la sola architettura medievale che oggi si vede camminando per le strade del paese. Nell’alto Medioevo, prima ancora dell’arrivo dei benedettini, l’abitato era conosciuto come Civitas Severiana; il nome mutò poi in Mons Scabiosus, “Monte Scabbioso”, forse in riferimento all’aspetto brullo e aspro del territorio circostante, o in Mons Caveosus, “Monte Caveoso”, per la presenza di numerose caverne scavate nella roccia: è da una di queste due forme che, con il tempo, deriva il nome attuale di Montescaglioso.

Questa è forse la chiave di lettura più utile per chi arriva qui per la prima volta: la città medievale e moderna non ha cancellato quella antica, ma vi si è sviluppata sopra e accanto, creando una stratificazione che ancora oggi si può riconoscere attraversando il paese a piedi, con un minimo di attenzione.

L’Abbazia di San Michele Arcangelo, il cuore della città

A dominare Montescaglioso è l’Abbazia benedettina di San Michele Arcangelo, il monumento che più di ogni altro ne ha determinato la storia e l’identità. La sua origine resta in parte incerta: la prima attestazione scritta di una presenza monastica nella valle del Bradano risale all’893, ma il grande sviluppo del cenobio si deve soprattutto alle donazioni di terre fatte dal normanno Umfredo d’Altavilla fino al 1095, e proseguite dal figlio Rodolfo negli anni successivi, insieme alla vedova di questi, la contessa Emma, che si impegnò poi per ampliare la chiesa del convento. Con il monastero, Montescaglioso divenne un centro religioso e culturale capace di esercitare un’influenza ben oltre i propri confini, contribuendo in modo decisivo allo sviluppo economico e urbano dell’intera area. Quella che vediamo oggi, però, è una storia di trasformazioni continue, in cui elementi medievali, rinascimentali e barocchi convivono all’interno di un unico organismo architettonico, cresciuto e modificato nel corso di quasi un millennio.

Entrando nell’Abbazia, la prima cosa che colpisce è proprio la sua scala: non si tratta di una semplice chiesa monumentale, ma di un intero complesso nel quale si concentravano gli spazi della vita religiosa e quotidiana della comunità monastica, tra chiostri, portici, celle, refettorio, cucina, cantine, ambienti produttivi e sistemi per la raccolta dell’acqua, quasi una piccola città nella città. I chiostri restano probabilmente l’elemento più suggestivo, soprattutto per gli affreschi che decorano alcuni spazi di passaggio e per il pozzo monolitico su cui sono raffigurati San Michele Arcangelo e il simbolo stesso del monastero. Il complesso ospita inoltre il Museo d’arte contadina e una collezione etnografica che collegano direttamente la storia dell’istituzione monastica alla vita quotidiana delle comunità che nei secoli hanno abitato Montescaglioso.

Ma è probabilmente la Biblioteca dell’Abate l’ambiente più prezioso dell’intero complesso. Le pareti sono ricoperte da un importante ciclo di affreschi di inizio Seicento, attribuiti in parte a Girolamo Todisco o alla sua bottega, in cui compaiono santi, filosofi e figure allegoriche: la presenza di Aristotele e Platone accanto alle virtù cardinali e teologali restituisce un’immagine molto precisa di che cosa fosse davvero l’Abbazia, ovvero non soltanto un luogo di preghiera ma anche un centro di studio e di produzione del sapere. A questo patrimonio si aggiungono le opere di Altobello Persio, scultore cinquecentesco originario proprio di Montescaglioso, al quale viene attribuito il portale rinascimentale del complesso: un ulteriore segno di come l’arte prodotta localmente dialogasse alla pari con le grandi istituzioni religiose del tempo, e di quanto peso avesse Montescaglioso nella cultura della Basilicata tra Medioevo ed età moderna.

Perché Montescaglioso è chiamata la Città dei Monasteri

L’Abbazia di San Michele non è affatto un episodio isolato. La concentrazione di istituzioni religiose nel centro storico ha dato a Montescaglioso il nome di “Città dei Monasteri”, una definizione che basta da sola a far capire quanto il fenomeno monastico abbia inciso sulla struttura urbana. Accanto ai benedettini si stabilirono infatti gli agostiniani, i cappuccini e le religiose della Santissima Concezione. Il Monastero di Sant’Agostino, risalente al Quattrocento e tra i più antichi della regione, conserva al suo interno opere e arredi di notevole interesse, tra cui una tela raffigurante San Giovanni Battista datata 1493, un altare in marmo policromo e una cantoria barocca; a questi si aggiungono il Convento dei Cappuccini, sviluppatosi tra Cinque e Seicento, e il Monastero Settecentesco della Santissima Concezione, sorto lungo l’attuale Corso della Repubblica.

Questa presenza ravvicinata di quattro complessi monastici non va letta soltanto come una curiosità religiosa: i monasteri hanno contribuito a plasmare la città stessa, influenzando l’organizzazione degli spazi urbani, la circolazione di persone e merci, la gestione dei terreni agricoli e, più in generale, la vita economica e culturale dell’intera comunità. Visitare Montescaglioso significa quindi attraversare una città nella quale la storia religiosa è diventata, letteralmente, storia urbana.

Il centro storico e le tracce della città fortificata

Uscendo dall’Abbazia, il modo migliore per proseguire la visita è perdersi nel centro storico, che conserva ancora oggi, nella disposizione di vicoli e strade, la struttura di un antico insediamento fortificato disegnato, secondo alcune letture, secondo una caratteristica forma a farfalla. Montescaglioso fu infatti un centro strategicamente importante, e la sua posizione richiese la costruzione di un sistema difensivo del quale restano ancora diverse testimonianze. Il castello normanno, risalente all’XI secolo, venne edificato a controllo di Porta Maggiore, il principale dei sei accessi originari alla città, ed è organizzato intorno a un cortile cui si accede attraverso un portale affiancato da una delle due torri superstiti. Nel corso dei secoli il maniero passò attraverso una lunga sequenza di famiglie feudali: primo signore del luogo fu Roberto, nipote del celebre Roberto il Guiscardo, cui seguirono i Maccabeo e poi i Sanseverino, prima che Manfredi lo ricevesse in dono direttamente da Federico II. Passò in seguito agli Orsini e infine ai Grillo-Cattaneo, che lo trasformarono definitivamente da fortezza in palazzo signorile, facendone affrescare le volte del piano superiore dopo un restauro; la facciata attuale, in stile neomedievale, è frutto di una ricostruzione successiva, mentre tra il 1960 e il 1964 l’ala meridionale, con una delle torri d’ingresso, venne demolita.

La cinta muraria rimase sostanzialmente intatta fino alla metà dell’Ottocento, quando venne demolita in più punti per far spazio all’espansione dell’abitato: oggi ne resta soprattutto Porta Sant’Angelo, collocata nella piazza antistante l’Abbazia, mentre Porta Maggiore fu abbattuta nel 1868. Percorrere il centro storico diventa così un piccolo viaggio attraverso le diverse fasi della città: l’insediamento antico, la roccaforte medievale, il grande sviluppo legato all’Abbazia, le trasformazioni dell’età moderna e, infine, la progressiva apertura dell’abitato oltre la sua antica cinta muraria.

La Chiesa Madre e il patrimonio religioso della città

La presenza monastica non esaurisce, da sola, il patrimonio religioso di Montescaglioso. Nel cuore del paese si trova la Chiesa Madre dei Santi Pietro e Paolo, edificio del Quattrocento a tre navate, sormontato da un campanile alto circa 44 metri che si vede da buona parte del centro storico. L’interno racconta soprattutto la stagione tardo-barocca della città, con una ricca decorazione a stucco e opere di artisti di primo piano: tra queste spiccano quattro tele attribuite a Mattia Preti, insieme ad altre riconducibili a Giovanni Donadio e alla scuola veneziana. Particolarmente interessante è anche il fonte battesimale, nel quale sono stati reimpiegati elementi in porfido rosso appartenuti in origine a una fontana dell’Abbazia di San Michele: un dettaglio piccolo ma significativo, perché dimostra come la storia dei diversi edifici religiosi della città non sia mai stata compartimentata, ma abbia visto materiali, opere e memorie passare da un luogo all’altro nel corso dei secoli, costruendo un patrimonio comune.

La Chiesa di Santo Stefano, donata nel 1099 dai conti normanni di Montescaglioso proprio all’Abbazia di San Michele, rappresenta un’ulteriore testimonianza di questa lunga relazione tra potere feudale, istituzioni religiose e sviluppo della città. Fuori dall’antica Porta Maggiore, ma comunque in posizione centrale rispetto alla città, sorge invece la Chiesa di San Rocco, dedicata al patrono di Montescaglioso: la sua facciata elegante, chiusa da due lesene giganti e coronata da un timpano sormontato da un campanile a vela che riprende, nella forma, una celebre fontana borbonica del lungomare di Napoli, custodisce all’interno la statua del santo scolpita da Luigi Morano insieme a numerosi ex voto lasciati nel tempo dai fedeli. Ad agosto, in occasione della festa patronale, la chiesa diventa meta di pellegrini e visitatori.

Un paesaggio che il cinema ha scelto più volte

Il fascino un po’ sospeso del centro storico di Montescaglioso, tra vicoli stretti e la mole dell’Abbazia che domina ogni scorcio, ha attirato negli anni diversi registi italiani. Nel 1963 Brunello Rondi scelse Matera, Montescaglioso e Miglionico, tra cui l’Abbazia benedettina e alcuni angoli del borgo antico, per il suo film “Il demonio”, mentre nell’estate del 2012 Federico Rizzo vi girò alcune scene de “Il ragioniere della mafia”, lungo il corso principale e all’interno dello stesso complesso monastico. Più di recente, Edoardo Leo ha scelto il centro storico di Montescaglioso per alcune sequenze di “Noi e la Giulia”, con un cast che comprendeva Luca Argentero, Claudio Amendola, Carlo Buccirosso e Anna Foglietta: un’ulteriore conferma di quanto questi paesaggi, apparentemente fuori dal tempo, continuino a parlare al cinema contemporaneo.

Dalla città alla Murgia: un paesaggio che continua oltre il centro abitato

La visita di Montescaglioso non dovrebbe fermarsi al centro storico, perché una parte fondamentale della sua identità si trova fuori dalle mura. Il territorio comunale entra infatti nel grande paesaggio della Murgia Materana, modellato da una roccia tenera che acqua e agenti atmosferici hanno lavorato nel tempo fino a produrre gravine, grotte e valloni: lo stesso sistema paesaggistico che rende così particolare Matera e che ha contribuito al riconoscimento UNESCO dell’intera area, con il Parco delle Chiese Rupestri che conta più di 150 edifici scavati nella roccia, distribuiti tra canyon e altopiani a testimonianza di una lunghissima frequentazione religiosa e pastorale.

Nel territorio di Montescaglioso assume particolare importanza la Difesa San Biagio, un’area boschiva di circa 700 ettari compresa tra il fiume Bradano e il torrente Fiumicello, dove le profonde incisioni e i valloni che segnano il terreno, dovuti anche alla sua natura argillosa, offrono un ambiente ideale per chi vuole affiancare alla visita culturale un’esperienza più intima con il paesaggio. A circa sei chilometri dal paese si trova poi il Centro Visite Pianelle, pensato come punto di riferimento per attività didattiche ed escursionistiche, e utile anche per costruire itinerari che mettano in relazione Montescaglioso con Matera e con l’intero sistema naturalistico e archeologico della Murgia.

Il territorio di Montescaglioso conserva inoltre un proprio, piccolo sistema di chiese rupestri, concentrato intorno al canale dell’Aloe, dove si contano quattro chiese scavate nella roccia insieme a vari ipogei, stalle e ovili: un insieme che non è escluso costituisse in origine un vero e proprio insediamento monastico organizzato intorno alla chiesa centrale, il santuario della Madonna della Murgia. Percorrendo il canalone si incontra per prima la cripta del Canarino, databile tra il IX e il X secolo, seguita poco distante dalla cripta della Scaletta, dalle chiare fattezze bizantine e coeva alla precedente; proseguendo lungo un sentiero piuttosto stretto si raggiunge poi la cripta di Sant’Andrea, mentre il santuario della Madonna della Murgia, il più importante del gruppo, si raggiunge soltanto attraverso una ripida scala scavata nella roccia. Osservando il paese da questo territorio circostante se ne comprende meglio anche la posizione: un centro costruito sulla sommità della collina, con l’Abbazia che domina l’abitato e la valle che si apre progressivamente davanti a chi guarda, fino a raggiungere, nelle giornate più terse, il Golfo di Taranto.

Le tradizioni, quando il patrimonio diventa una storia ancora viva

Montescaglioso possiede un altro elemento che merita di essere considerato parte integrante del suo patrimonio: le tradizioni, ancora oggi pienamente vissute dalla comunità. La Notte dei Cucibocca, che si svolge durante l’Epifania, è probabilmente la più singolare: le figure mascherate attraversano il centro storico restituendo alla città un’atmosfera in cui rito, memoria e folklore si intrecciano, e che si rivela particolarmente interessante anche dal punto di vista fotografico, perché trasforma gli spazi del borgo in uno scenario dove la tradizione non viene semplicemente rappresentata, ma vissuta in prima persona. Ci sono poi la Cavalcata del Borbone, rievocazione storica che riporta nel centro cittadino le atmosfere della presenza borbonica, e la Processione dei Misteri della Settimana Santa, durante la quale le statue della Via Crucis, portate a spalla dalle quattro confraternite del paese, attraversano le strade a passo lento e dondolante mentre il coro intona le tradizionali “Cantilene” fino a notte fonda. A questo si aggiunge uno dei Carnevali più noti e antichi di tutta la regione, la cui prima attestazione ufficiale risale addirittura al 1638, e che possiede una vera e propria doppia anima. Il giorno del Martedì Grasso va in scena il Carnevalone Tradizionale: già dalle prime luci dell’alba, gruppi mascherati, interpretati soprattutto dai giovani del paese, sfilano per le vie suonando campanacci e dando vita a personaggi carichi di simbolismo come il Carnevalone stesso, sua moglie la Quaremma che porta in braccio un pupazzo in fasce, Carnevalicchio, vestito di bianco in contrapposizione alla madre e simbolo del nuovo che avanza, e la Parca romana, figura mitologica che sovrintende al destino dell’uomo; gli abiti dei figuranti sono realizzati con carta, cartone e stoffe di vestiti dismessi, in un Carnevale povero che ricicla tutto e che affonda le proprie radici nella cultura dei massari e dei braccianti, con le maschere che lungo le strade tendono la mano chiedendo anche la più piccola moneta, senza però mai rifiutare dolci o vino. La domenica che precede il Martedì Grasso, e lo stesso Martedì Grasso, è invece la volta del Carnevale Montese, con la sfilata di imponenti carri allegorici ispirati alla satira e ai fatti sociali del momento, le cui bozze vengono disegnate già in autunno dai maestri cartapestai locali. A completare il calendario degli eventi c’è infine la rassegna Gezziamoci, che negli anni ha portato la musica jazz dentro gli spazi storici della città.

Le tradizioni, quando il patrimonio diventa una storia ancora viva

Montescaglioso possiede un altro elemento che merita di essere considerato parte integrante del suo patrimonio: le tradizioni.

La Notte dei Cucibocca, che si svolge durante l’Epifania, è probabilmente la più singolare. Le figure mascherate dei Cucibocca attraversano il centro storico restituendo alla città un’atmosfera nella quale rito, memoria e folklore si incontrano. È una manifestazione particolarmente interessante anche dal punto di vista fotografico, perché trasforma gli spazi del borgo in uno scenario nel quale la tradizione non viene semplicemente rappresentata, ma vissuta dalla comunità.

Un’altra manifestazione particolarmente importante è la Cavalcata del Borbone, rievocazione storica che riporta nel centro cittadino atmosfere legate alla presenza borbonica, mentre durante la Settimana Santa si svolge la Processione dei Misteri, una delle principali espressioni della tradizione religiosa locale. A queste iniziative si aggiungono eventi culturali e musicali, tra i quali la rassegna Gezziamoci, che negli anni ha utilizzato anche gli spazi storici della città come luoghi per concerti e manifestazioni.

Sono proprio queste occasioni a permettere di comprendere una cosa fondamentale: Montescaglioso non è soltanto un luogo nel quale il patrimonio è stato conservato, ma una comunità nella quale alcune parti di quel patrimonio continuano a essere utilizzate e reinterpretate.

La cucina e la cultura dell’olio

Anche la gastronomia contribuisce a raccontare il territorio.

Montescaglioso è inserita nella tradizione agricola della collina materana ed è conosciuta come una delle “città dell’olio” lucane. L’olio extravergine di oliva occupa un ruolo centrale nella cucina locale e la tradizione regionale evidenzia in particolare il legame con la Majatica di Ferrandina, varietà di oliva caratterizzata da un olio dal profilo delicato e fruttato.

Qui la gastronomia va letta soprattutto come espressione della cultura contadina: pane, pasta, legumi, verdure, formaggi e produzioni dell’agricoltura locale appartengono a una cucina costruita per secoli intorno alla disponibilità delle materie prime e alla capacità di conservarle e trasformarle.

Per questo, anche durante una visita breve, vale la pena non considerare il pranzo semplicemente come una pausa dall’itinerario, ma come un’occasione per entrare in contatto con un’altra parte dell’identità di Montescaglioso.

Montescaglioso e Matera, due città da leggere insieme

La vicinanza con Matera è certamente uno degli elementi che rendono Montescaglioso interessante all’interno di un itinerario in Basilicata, ma sarebbe riduttivo considerarla semplicemente una tappa “nei dintorni di Matera”. Le due città appartengono allo stesso grande paesaggio culturale e condividono una storia in cui la roccia, l’agricoltura, la presenza monastica e l’organizzazione delle comunità hanno avuto un ruolo determinante: Matera la racconta soprattutto attraverso i Sassi e il sistema delle chiese rupestri, Montescaglioso attraverso l’Abbazia, i monasteri, il centro fortificato e il paesaggio della valle del Bradano. Inserire Montescaglioso in un viaggio dedicato a Matera significa quindi allargare lo sguardo e capire meglio il territorio più ampio in cui la città dei Sassi è inserita, una posizione strategica, vicina sia a Matera sia alla costa ionica, che rende Montescaglioso una destinazione interessante durante tutto l’anno e non soltanto in estate.

Un itinerario per scoprire Montescaglioso

Per una prima visita suggerirei di non costruire un percorso eccessivamente frammentato, ma di seguire la storia della città quasi come un racconto.

Si può partire dall’Abbazia di San Michele Arcangelo, dedicando tempo ai chiostri, alla chiesa, alla Biblioteca dell’Abate e agli ambienti monastici; da qui si può proseguire verso Porta Sant’Angelo e addentrarsi nel centro storico, raggiungendo la Chiesa Madre dei Santi Pietro e Paolo e gli altri complessi religiosi che hanno dato a Montescaglioso il nome di Città dei Monasteri. La parte successiva dell’itinerario può seguire le tracce delle antiche fortificazioni e del castello normanno, prima di concludersi in uno dei punti panoramici più alti dell’abitato, dove il rapporto tra la città e il paesaggio diventa immediatamente evidente.

Se si ha più tempo, il secondo momento della visita dovrebbe invece essere dedicato al territorio: la Difesa San Biagio, il Centro Visite Pianelle e il sistema paesaggistico della Murgia permettono di capire come la storia del centro abitato sia inseparabile da quella del territorio circostante.

È questo, probabilmente, il modo migliore per visitare Montescaglioso: non cercando semplicemente una lista di monumenti da spuntare, ma seguendo il filo che unisce l’antico insediamento, l’Abbazia, la città medievale, i monasteri, le attività agricole e il paesaggio.

Con un’automobile, si può concludere la giornata spostandosi verso le aree naturalistiche del territorio.

Cosa vedere nei dintorni di Montescaglioso

La posizione del paese permette di costruire diversi itinerari.

Matera è la destinazione più naturale da abbinare a Montescaglioso e permette di approfondire il sito UNESCO dei Sassi e della Murgia.

Miglionico, il borgo del Castello del Malconsiglio e della Congiura dei Baroni è un’altra tappa della collina materana.

Grottole, un piccolo centro storico caratterizzato da un rapporto molto forte con il paesaggio dei calanchi e delle gravine.

Metaponto, per chi vuole combinare cultura e mare, la costa ionica e l’area archeologica di Metaponto sono facilmente inseribili in un viaggio più ampio.

Quando visitare Montescaglioso

Primavera e autunno sono probabilmente le stagioni migliori per esplorare il territorio a piedi. Le temperature sono generalmente più adatte alle passeggiate e alle escursioni naturalistiche. L’estate permette di partecipare a eventi e manifestazioni culturali, oltre a rendere possibile combinare Montescaglioso con una giornata sulla costa ionica. L’inverno è invece particolarmente interessante per chi vuole conoscere le tradizioni del paese: la Notte dei Cucibocca rappresenta uno degli appuntamenti più caratteristici.

Quanto tempo serve per visitare Montescaglioso?

Per una prima visita sono consigliabili almeno 5-6 ore. Una giornata permette di vedere l’Abbazia, il centro storico e parte del patrimonio monumentale. Per esplorare anche il territorio naturale, il Bosco di San Biagio e il Parco della Murgia è preferibile dedicare due giorni.

Montescaglioso, dove la storia diventa paesaggio

Montescaglioso non ha bisogno di essere raccontata come una destinazione alternativa a Matera, perché possiede una storia e un’identità proprie. La sua forza sta piuttosto nella capacità di condensare, all’interno di un territorio relativamente circoscritto, una quantità sorprendente di testimonianze: le tracce archeologiche degli insediamenti antichi, le fortificazioni medievali, la grande esperienza benedettina, i quattro monasteri, le chiese, i palazzi, le tradizioni popolari e il paesaggio della Murgia.

L’Abbazia di San Michele Arcangelo rimane naturalmente il punto di partenza, ma non dovrebbe essere considerata il punto di arrivo della visita. È la chiave attraverso la quale entrare nella storia di Montescaglioso e comprendere perché, intorno a quel complesso, si sia sviluppata una comunità tanto importante dal punto di vista religioso, culturale ed economico.

Poi ci sono le strade del centro storico, le tracce delle mura, la Chiesa Madre, le altre istituzioni religiose e, più lontano, il paesaggio che continua verso il Bradano e la Murgia. Tutto concorre a restituire l’immagine di una città che non si è mai sviluppata separandosi dal territorio, ma che ha costruito la propria identità proprio attraverso il rapporto con esso.

Ed è forse questo il motivo per cui Montescaglioso merita di essere inserita tra le tappe fondamentali di un viaggio nella Basilicata materana: perché in questo piccolo centro la storia non è concentrata in un solo monumento, ma è ancora leggibile nella forma stessa della città.