“Diario di un padre fortunato”: quando il social si fa sociale

Il web – e i social in particolare – oggi sono ormai fondamentali per raccontarsi. Ma che funzione possono assumere nell’affrontare temi sociali importanti? Ce lo racconta Francesco, autore di “Diario di un padre fortunato” e fortunato papà di Tommi.

“Se vuoi unirti ad un’epica battaglia contro il drago, questo è il posto giusto. Ma non immaginarti guerriglie medioevali, spade leggendarie e armature scintillanti, noi il drago lo combattiamo con il buonumore e la condivisone.Tutti abbiamo a che fare con un drago, in un modo o nell’altro. Unisciti a quest’avventura e dai del filo da torcere al tuo, qualunque sia la sua natura.” È così che Francesco Cannadoro, papà di Tommi, ti accoglie sul suo blog, “Diario di un padre fortunato” ed è così che subito ci si rende conto che di epico c’è sicuramente la forza di una famiglia che ha deciso di raccontare e affrontare la disabilità del proprio figlio combattendo le difficoltà con la delicatezza di un sorriso sincero – seppur non sempre facile. Il buonumore è l’arma con la quale Francesco non solo narra le avventure di Tommi sul blog e sui social, ma anche la stessa con la quale ha affrontato questa lunga – molto lunga perché sì, è proprio un chiacchierone che di cose ne ha da dire – intervista telefonica.

Ciao Francesco, grazie mille per aver accettato l’invito a questa intervista. Da qualche tempo ho “scoperto” su Instagram @diariodiunpadrefortunato – ammetto di essere arrivata al blog tramite i social – e sono rimasta affascinata dal tuo modo di trattare un argomento così delicato. Ma da dove è partita l’idea di raccontare questa tua esperienza sul web?

Prima di tutto grazie per questa intervista: è sempre un piacere poter raccontare di noi. Partiamo dal principio: quando ci hanno comunicato della disabilità di Tommi (una microcefalia che dipende da qualcosa che ancora dev’essere accertato, il che gli ha procurato un ritardo psicomotorio e sì, Tommi rigorosamente con la “i” finale), io e mia moglie Valentina (moglie e mamma senza la quale niente sarebbe possibile, ndr) abbiamo deciso che avremmo trovato la forza per “combattere il drago”. All’inizio, come è facile immaginare, non è stato facile dover metabolizzare il fatto che le nostre vite sarebbero state completamente stravolte e che avremmo dovuto affrontare in maniera molto diversa da come ce lo eravamo immaginato l’arrivo di un figlio. Ma così è stato, seppur riconoscendo che non si sarebbe trattato di un percorso semplice. Per natura, però, cerco sempre di essere ottimista e affrontare le difficoltà con un sorriso, lo stesso che Tommi sfoggia ogni qual volta gli si punti una fotocamera per fargli una foto. Quindi, nell’ormai lontano 2016, facendo tesoro della mia passione per la scrittura, decisi di cominciare a tener ammenda delle nostre vicende personali e nacque la prima la pagina Facebook (affiancata da uno spazio gratuito su Blogspot). Poi è arrivato Tommigiornale e lo spazio su Blogspot è stato sostituito da un sito vero e proprio per dargli un minimo di professionalità. Infine, ho “scoperto” Instagram: qui, in soli tre mesi hanno cominciato a seguirci circa la metà dei follower arrivati su Facebook in tre anni. Oggi, su tutte e tre le piattaforme, continuo a raccontare con allegria – e un velo di ironia – le “cronache semiserie” di un padre che, con la sua famiglia, si è trovato a dover affrontare la disabilità del proprio figlio (e tutto ciò che questo comporta). Ma sono partito da una cosa fondamentale: Tommi, con il suo sorriso perennemente stampato sulla faccia, ci ha insegnato che è proprio l’allegria il miglior modo di far passare in fretta i momenti tristi. Come infatti c’è scritto in home page, “tra una risata e l’altra ci sono riflessioni, impressioni, dubbi e speranze“. Il blog è ormai davvero fondamentale, ma Facebook e Instagram sono utilissimi per raccontare alcuni momenti con più immediatezza e facilità, ma anche e soprattutto a stabilire rapporti diretti e a rimanere in contatto stabile con chiunque decida di seguirci. E questa scelta ha premiato la nostra volontà di lanciare un messaggio molto importante: il web, e in particolare i social, se utilizzati per un giusto fine e in maniera corretta, ti permettono non solo di non sentirti mai solo, anche quando sembra quasi che sia così, ma di affrontare la vita sempre – possibilmente – con un sorriso.

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Il sorriso è una delle nostre armi migliori per combattere il drago. Grazie al sorriso riusciamo ad accarezzarci l'anima l'un l'altro e questo ci alleggerisce per un momento del peso che portiamo. E quell'istante di leggerezza ci serve a recuperare un po di energie. Energie che, a loro volta, ci aiutano ad andare oltre i nostri limiti quando, altrimenti, i nostri limiti sarebbero semplicemente…. dei limiti. In questo modo li trasformiamo… che ne so… in gradini di una scala che stiamo salendo, in questo palazzo dove l'ascensore non lo possono usare tutti. Ecco. Si. Mi piace. E su quei limiti/gradini ci mettiamo sopra un piede e passiamo oltre. E guadagniamo una posizione. Come al gioco dell'oca, solo che i dadi se li è fregati il drago e per andare avanti ci si deve organizzare. Ma noi siamo organizzatissimi. #cucitialcuore #gotommigo #ildragocifaunchinotto Vi si vuole bene – il papà

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I tuoi parenti più prossimi, i tuoi amici, chi conosce te e la tua famiglia, cosa hanno detto a riguardo?

Sinceramente, nessuno ha manifestato stupore o contrarietà a questa scelta, anzi, siamo stati e sono stato molto supportato – come succede ancora oggi – in questo percorso intrapreso. È vero, raccontando e raccontandosi pubblicamente si può correre il rischio di non essere compresi, di apparire egocentrici o, peggio ancora, di suscitare del pietismo (o far sì che altri pensino che l’obiettivo sia questo). Ma, senza presunzione, posso affermare che la “leggerezza” con la quale cerco di affrontare un tema – che poi è la mia, la nostra vita – così delicato, permetta di fugare qualsiasi dubbio.

Che riscontro, invece, c’è stato da parte degli utenti?

Dall’inizio il clima che si è creato è stato molto positivo. Chi ci è sempre stato vicino, conoscendoci, ha fatto un po’ da cassa di risonanza, permettendo al blog e ai canali social di crescere e di avvicinare sempre più persone interessate a conoscere le nostre vicende, anche per confrontarsi con noi. Infatti, da sempre, non mi sono limitato a narrare semplicemente la nostra quotidianità, quindi, quali potessero essere i miglioramenti o i momenti “no” del nostro percorso, le difficoltà burocratiche, le persone che ci affiancano, ma ho sempre cercato di poter essere utile anche raccontando i risultati di una particolare terapia, “recensendo” l’utilizzo di un particolare macchinario, riferendo come Tommi reagisse anche ai diversi stimoli esterni, cosa non semplice, data la sua condizione. Ogni suo sorriso postato – è specializzato in sorrisi – , ogni nostra vicenda riportata, ha fatto si che intorno a Tommi e alla nostra famiglia se ne costruisse man mano una virtuale, molto premurosa, che ogni giorno si informa e segue le nostre vite, facendoci compagnia e combattendo “il drago” insieme a noi. Questa cosa ci dà molta forza ed è meraviglioso percepirne l’affetto. Anche medici e terapisti, che si sono dimostrati subito disponibili a “metterci la faccia” insieme a noi, sono un supporto notevole e sincero.

Di solito chi vive situazioni simili alla tua storia non ha sempre il coraggio di raccontarne o raccontarsi. Ti ha mai contattato qualcuno per ringraziarti perché è riuscito a farlo, dopo aver colto il tuo e il vostro esempio?

Sul blog è presente una sezione dedicata proprio a chi vuole raccontarci o desidera sia raccontata la sua storia. E si, in molti – alcuni dei quali sono diventati ben oltre dei semplici follower, perché entrati a pieno titolo nelle nostre vite – mi hanno scritto anche per ringraziarmi per come ho deciso di raccontare la disabilità. Ciò è un grande stimolo a continuare su questa strada: poter essere da “esempio” a chi accompagna un disabile o vive la disabilità su di sé è importante per parlarne e continuare a parlarne, per poter affrontare i momenti bui mai da solo, per confrontarci, per non sentirsi “diverso” in un mondo che, troppo spesso, tende a tagliare fuori o a rendere ancora più complessa una vita che sicuramente è già meno semplice di altre.

Si sono mai manifestate situazioni sgradevoli tipo attacchi da parte di haters o simili?

Sinceramente no. Forse solo un paio di casi risolti con il dialogo. È vero: in molti, come ho già spiegato, possono pensare che raccontarsi sul web – in queste circostanze – sia un modo per suscitare pietismo. Ma né io, né mia moglie, ci siamo mai neanche fatti sfiorare dall’idea che ciò potesse anche inconsciamente essere il fine ultimo di questa nostra volontà. E credo, anche, che non solo chi ci segue e supporta lo comprenda sin da subito, ma che Tommi, protagonista insieme a noi di questo racconto, a suo modo lo dimostri.

Hanno mai chiesto a te o alla tua famiglia di diventare testimonial per eventi di beneficenza o prodotti che si collegano alla vostra storia?

Si, è successo. Infatti, ci siamo ritrovati sia a partecipare a eventi di beneficenza il cui fine fosse il sostengo alla nostra famiglia, a Tommi, ma pure utili a quello di particolari cause, quali la ricerca medica, per esempio. Inoltre, raccontando sul blog anche dei risultati di alcune terapie, di alcuni farmaci o di alcuni macchinari utilizzati per Tommi, con il tempo mi è capitato spesso di essere contattato da specialisti, medici, terapisti, produttori o semplici utilizzatori che mi hanno chiesto un parere o un semplice confronto. Questo mi ha fatto molto piacere, non solo perché stimolo ad approfondire e discutere altri temi connessi alla disabilità e affrontati nel nostro vivere quotidiano, ma soprattutto perché è la dimostrazione che, seppur abbia deciso di raccontare con un velo di ironia alcune tappe del nostro percorso, si percepisca bene che non ho mai espresso un’opinione senza prima aver fatto ricerche, studiato e fatto ammenda delle esperienze vissute. Se dovessero giungere richieste da parte di brand “altri”, ovviamente non utilizzerei mai gli account e i canali di “Diario di un padre fortunato” per parlare di orologi e t-shirt, a meno che il tema o il prodotto non siano evidentemente legati a ciò che siamo sempre stati, a un qualcosa che abbia un nesso con noi. Quindi, se con il tempo dovesse capitarmi un’occasione simile e potessi essere utile in tal senso, non rifiuterei la proposta.

Quale pensi sia il futuro di quella che, ormai, è diventata una vera e propria community?

Penso che continueremo così: siamo in tanti, siamo una grande famiglia, siamo gli uni da stimolo agli altri. Ogni giorno, qualcuno si aggiunge, qualcuno lo perdiamo purtroppo, ma poter continuare a stabile contatti, a confrontarci e a farci compagnia, è molto importante per noi.

Quindi, l’affetto e l’interesse che ogni giorno vengono manifestati nei vostri confronti, è uno stimolo ad andare avanti anche nei momenti difficili?

Assolutamente si.

Rifaresti tutto quello che hai fatto?

Non è mai semplice dover ripensare a quando abbiamo appreso della disabilità di Tommi. Ma sono felice di essere padre e so di essere comunque fortunato perché ogni giorno ho la possibilità di imparare qualcosa da lui. Adoro la mia famiglia, adoro mio figlio e il suo sorriso, oggi, è ciò a cui non possiamo più rinunciare.

Grazie mille Francesco: i vostri sorrisi ci riempiono davvero il cuore.

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About the Author

Laureata in Scienze e tecnologie dello Spettacolo all’Università del Salento, ha unito la passione per le arti visive e la comunicazione digitale ricominciando a studiare e a qualificarsi per “convertirsi” in Social media manager, professione che approfondisce ogni giorno dal 2010, seguendo l’inarrestabile progresso del settore. Attualmente lavora per una storica agenzia di comunicazione a Matera e dal 2015 è Presidente della web radio “RadioAttiva Ferrandina” (ascoltabile sulle web frequenze di Spreaker.com). Dal 2013 circa è local manager della Community nazionale ufficiale di Igers Matera e dal 2016 regional manager di Instagram Basilicata. Arte e libri sono la sua passione. Viaggiare per il mondo il suo sogno. A volte scrive e spesso(issimo) raccoglie emozioni in foto. Ama definirsi “non una storyteller, ma una story listener.

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