Jorith Agoch e la sua Human Tribe

San Gennaro, Napoli, ph. @be_ironic
San Gennaro, Napoli, ph. @be_ironic

È un artista che ho avuto modo di scoprire qualche tempo fa, quando sulla gallery di @adelsiena ho improvvisamente visto comparire un enorme e bellissimo ritratto di un uomo, in realtà raffigurazione di San Gennaro, sul muro di un palazzo di Napoli. Un santo che ricorda appunto un uomo qualunque, preso dalla strada, proprio come faceva Caravaggio.

“Santifico le persone del popolo come Caravaggio. Forse sembra blasfemo ma scelgo gente comune per dare il volto a Santi e Madonne, persone che conosco e mi hanno colpito. Il San Gennaro ritratto sul muro di Forcella è un mio amico, un operaio napoletano di 35 anni”. (Repubblica, settembre 2015)

D’altronde la storia dell’arte studiata all’Accademia di Belle Arti di Napoli (la sua città preferita in assoluto), dove si è laureato con il massimo dei voti, avrà influito non poco sulle scelte stilistiche dell’artista, che ha cominciato ad “inguacchiare” i muri della sua città natale, Quarto (alla periferia nord di Napoli) quando era appena tredicenne e prediligendo i muri come forma di espressione e anche di rottura col mondo.

Padre italiano e madre olandese, Jorith Agoch è diventato tra i più promettenti street artist italiani e internazionali.

La sua filosofia di vita è la conoscenza. Ha sempre rinunciato a tutto, pur di partire alla scoperta di altre città del mondo dove imparare ed esprimere la sua arte.

L’esperienza più forte è decisamente quella fatta in Africa. Il primo viaggio nel 2005 (ci tornerà per altre 10 volte) lo colpisce interiormente ed artisticamente. In Tanzania la collaborazione con la scuola internazionale d’arte Tinga Tinga di Dar es Salaam lo spinge ad affinare le sue capacità pittoriche nella cura dei particolari. La mostra fatta nel 2010 con i dipinti ispirati al continente africano lo portano a raccogliere i fondi giusti per costruire un reparto di maternità in un villaggio vicino Dar es Salam.

C’è tanto di questa esperienza forte in Africa nei suoi lavori. Lo si nota subito nel realismo dei suoi lavori, ritratti di volti umani marchiati da strisce rosse sulla guance, le cicatrici che richiamano i rituali atavici della tradizione africana, soprattutto il rito iniziatico del passaggio dall’infanzia all’età adulta legato al momento simbolico dell’entrata dell’individuo nella tribù. Come tanto c’è della cultura hip hop e rap, altra grande passione, come si nota dai ritratti fatti ad artisti italiani come J-Ax, Clementino, Rocco Hunt è c’è anche l’omaggio all’arte nel ritratto al critico d’arte Achille Bonito Oliva.

I suoi volti sparsi nel mondo fanno parte della sua collezione “Human Tribe”, per dimostrare forse che in fondo un mondo privo di gerarchie sociali e differenze è possibile. Almeno nell’arte.

Guardate tutti i volti sulla sua gallery instagram: @joritagoch

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