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Yarn Bombing: la guerrilla è anche su Instagram

È chiamata Yarn Bombing, Guerrilla Knitting, Urban Knitting, Graffiti Knitting, Kniffiti e in molti altri modi, ma equivale a una grande, unica, strabiliante nuova forma di arte di strada.

Nata nel 2005, in maniera assolutamente inconsapevole, si fa risalire la sua prima opera a Magda Sayeg, proprietaria di un negozio di abiti alternativi nel Texas, che decorò le maniglie delle porte del suo locale ricoprendole con due piccoli maglioncini di lana. Da allora in poi, notata piacevolmente la reazione entusiasta e felice dei passanti e dei clienti, la sua passione è diventata una vera e propria operazione sistematica di decoro urbano. Capostipite del movimento, Magda è divenuta celebre per aver interamente ricoperto un autobus a maglia (fatta all’uncinetto), oggi conservato a Città del Messico come un vero e proprio bene culturale e artistico.

Magda Sayeg by @curiid

Magda Sayeg by @curiid

Lo Yarn Bombing si sviluppa dunque come una espressione artistica globale e underground, prettamente al femminile, che unisce al desiderio dell’arte del lavoro a maglia, una sorta di idea rivoluzionaria e anticonvenzionale di cambiamento dell’aspetto cittadino, grazie alla rottura degli schemi tradizionali della routine attraverso l’effetto sorpresa e soprattutto attraverso la gioia che sprigiona la vista del colore. I sostenitori di questo movimento si prefiggono infatti lo scopo di combattere il grigiore cittadino con vere e proprie azioni di pacifica guerrilla, vestendo, a colpi di ferri e fili coloratissimi, alberi, macchine, carrelli della spesa, passeggini, cancelli, panchine, biciclette, cartelli e cartelloni, pali della luce, (persino muri e monumenti!) e tradizionalmente tutto ciò che può essere facilmente rivestito e soprattutto notato nel cuore cittadino.

In questi anni, la Urban Knitting si è ovviamente evoluta e ampliata e ha aggiunto alla sua opera festosa anche significati più profondi e provocatori. E così l’artista Agata Olek, attualmente tra le maggiori e influenti artiste di Yarn Bombing , nel dicembre del 2010 lasciò a occhi spalancati la città di New York, ricoprendo interamente il Wall Street Bull, simbolo della Borsa di New York, con un bel maglione rosa e blu, effetto camouflage, dichiarando che l’opera era per i poveri che non hanno di che vestirsi. L’artista, autrice della sua tag senza spray – ma realizzata ai ferri –  ama condividere le ultime creazioni anche sul suo profilo @oleknyc, creando perfetta interazione tra la sua arte e l’utilizzo di Instagram (notevole è il suo uomo ricoperto di lana che salta sulla spiaggia, condiviso con l’hashtag #jumpstagram).

Instagram condivide le yarn bombing actions, grazie ai numerosi profili che comunicano questa forma d’arte, ancora tutta da scoprire. I tag legati al movimento sono già un contenitore considerevole di foto, che testimoniano la sua crescente evoluzione (#yarnbombingconta 17.262 foto, #guerrillaknitting 856 foto, #urbanknitting 1.749 foto, #graffitiknitting 360 foto, #intrecciurbani 303 foto, #knitthecity 202 foto).

Se nel mondo e negli anni si sono evidenziati i gruppi Knitta Please (America), Knit the City (Londra), Knitted Landscape (Paesi Bassi), Masquerade (Svezia) e l’artista Jessie Hemmons (che ha vestito di rosa la statua del pugile Rocky Balboa a Philadelphia per invitare la gente a visitare il museo adiacente e non solo a farsi foto con la statua), l’Italian style si distingue grazie all’artista Giusy Marchetti con “Mi ritorni in mente”, l’iconica Fiat 500 rivestita di maglia. E ancora per le installazioni di Knittami, uno dei primi esempi italiani, e i progetti  Crowdknitting,  il Social Network dedicato agli appassionati di lavoro a maglia, Un ponte di Lana a Cesenatico, Intrecci Urbani a Genova, i pali vestiti di sciarpe di un gruppo di volontari che grazie al knitting a Milano hanno rivalutato la periferica zona di Dergano; le periodiche e deliziose knitting guerrilla del gruppo Effetto Terra di Bari che hanno illuminato il lungomare rivestendo una delle sue panchine, simbolo della città.

Provocazione e divertimento sono dunque le chiavi del successo di questo movimento sostenuto con orgoglio soprattutto da donne che, riunite senza preavviso e spesso senza dare nell’occhio, vestono la città da un giorno all’altro conferendole un aspetto e uno sguardo del tutto nuovo e facendo la felicità dei giornalisti e dei fotografi, che vanno a caccia delle loro installazioni.

Se non altro hanno avuto il merito di ridare visibilità a un’arte – del crochet e del knitting – che rischiava di rimanere un ultimo segreto nelle mani di mamme e nonne e che invece ora, anche grazie alle loro invasioni, crea tendenza sociale e artistica oltre a un modo nuovo per incontrarsi e riavvicinarsi alla condivisione. Quella reale.

Il manifesto “Yarn Bombing”

1. Le opere saranno realizzate con materiali quali lana, filati, talvolta con oggetti di recupero opportunamente modificati
2. Le tecniche utilizzate saranno il knitting e il crochet, con qualche contaminazione che non dovrà comunque essere preponderante
3. Saranno destinate all’esclusivo abbellimento degli arredi urbani
4. Le installazioni avranno carattere temporaneo
5. Non costituiranno intralcio alla viabilità
6. Saranno completamente removibili
7. I temi delle installazioni non dovranno essere offensivi nei contenuti
8. Le installazioni dovranno essere identificabili tramite rivendicazione del gruppo e dell’artista che le ha create

(da www.bigodino.it)

Piccolo dizionario “Yarn Bombing”

Yarn: filo

Bomb: bombardare, operare in un determinato luogo

Knit: lavorare a maglia, sferruzzare

Crochet: uncinetto, lavorare a uncinetto

 

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