Strategie di comunicazione a regola d’arte: intervista a Eleonora Rebiscini

Il mondo della cultura e dell’Arte finalmente non è più considerato come un universo frequentabile da una ristretta cerchia di intellettuali, neanche sui social network. Instagram, per sua natura, ha forse contribuito più di altre piattaforme a questo processo di apertura, vedendo in poco tempo un proliferarsi di account improntati sulla condivisione di libri, visite ai musei ed esperienze culturali. Ma, oltre agli scatti di spalle davanti alle opere di grandi artisti – che non critico, sia chiaro, perché mi piacciono e perché le condivido anche io – come comunica chi ha scelto di divulgare la cultura perché l’Arte non è una semplice passione, ma un lavoro? Continuando la nostra piccola indagine sulle materie “polverose” feat. social communication, dopo l’intervista ad Antonia Falcone che ci ha raccontato dell’archeologia ai tempi di Instagram, abbiamo incontrato Eleonora Rebiscini aka @eleonorarebiscini, storica dell’Arte ed esperta di strategie digitali per l’Arte, per discutere su quanto oggi sia necessario non solo parlare di beni culturali e divulgazione in termini meramente estetici, ma anche e soprattutto etici e professionali, tra meraviglia, opportunità, insidie e innovazione.

Ciao Eleonora. Fai parte della grande famiglia dei millennials, quindi è naturale una forte propensione all’uso dei social network per comunicare! Quello che però ci incuriosisce è scoprire da dove sia nata l’ispirazione di far diventare i social, e soprattutto Instagram, un mezzo importante per divulgare “i mestieri dell’Arte”. Come è cominciata?

Ciao Roberta! Tutto nasce da quello che è stato il mio primo “incarico” digitale, ovvero, lavorare per l’attività dei miei genitori, un e-commerce di orologi e micro pelletteria. Fin da subito mi sono accorta che il mondo del web mi affascinava, seppur fosse abbastanza lontano dalla mia formazione accademica umanistica. Così, in piena autonomia, ho deciso di approfondire la materia frequentando alcuni corsi di copywriting e digital marketing, cercando anche di seguire sul campo esempi illustri, quali blogger e comunicatori d’oltreoceano. Pian piano, questi studi hanno influito notevolmente sul modo di raccontare e raccontarmi attraverso i miei account personali, soprattutto con Instagram: quello che stavo imparando poteva essere tranquillamente utilizzato anche per fini diversi dalla gestione dell’e-commerce di famiglia. Unendo quindi la mia naturale propensione al racconto, la mia formazione e le nozioni apprese, ecco che da semplici canali dove condividere particolari aspetti del quotidiano ho cominciato a passare ad un tipo di comunicazione digitale più divulgativa, perché ho ritenuto fosse non solo piacevole, ma anche utile condividere i tanti aspetti professionali del mio settore: i beni culturali, con particolare riferimento al mercato dell’Arte.

Quando hai compreso che proprio Instagram potesse essere il mezzo giusto per indirizzarti verso una comunicazione più divulgativa? E quanto pesa l’uso delle stories su questa scelta?

Nel 2017, dopo il mio viaggio a New York. Prima di quel momento, utilizzavo i social, e Instagram in particolar modo, per condividere le mie esperienze quotidiane: la vita universitaria, l’Erasmus, viaggi, visite ai musei e simili. Ma, ovviamente, senza una vera e propria linea editoriale. Durante il soggiorno newyorkese mi sono accorta che le interazioni rispetto alle stories condivise aumentavano. In tanti hanno mostrato molto interesse per ciò che stavo raccontando: luoghi visitati, musei, gallerie d’arte. Ecco che, allora, cominciando a studiare una strategia comunicativa e a sperimentare una linea editoriale precisa e che andasse oltre il taglio “travel”, ho cominciato pian piano a rendere il mio account uno spazio dove continuare a condividere esperienze e passioni, ma dove parlare di cultura e arte, soprattutto da un punto di vista professionale. Sbocchi, opportunità, il portare a conoscenza dell’avvento di nuove figure professionali, come la semplice definizione di quelle già esistenti e magari poco note, il discutere delle problematiche, degli aspetti burocratici, affrontare in modo critico alcuni argomenti “spinosi” (magari anche con un po’ di vena polemica, quando è stato necessario) e spiegare il tentativo di innovare il sistema Beni Culturali, sono tutti aspetti di cui sui social, ma anche off line, si parla forse e ancora troppo poco. E caratterizzano la mia linea editoriale, linea che non può prescindere dall’utilizzo delle stories, contenuti fondamentali (e che uso da sempre) perché diretti, creativi, utilissimi per arrivare ai follower e creare interazione immediata.

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Prima delle vacanze, non ho mantenuto un impegno che avevo preso con tutti voi.⠀ ⠀ Volevo infatti commentare nelle stories la nuova definizione di Museo che verrà discussa il 7 Settembre a Kyoto, all’assemblea generale straordinaria di ICOM.⠀ ⠀ Tuttavia ci ha pensato ICOM Italia che, in buona compagnia, non è d’accordo con la definizione che verrà discussa quel giorno.⠀ ⠀ Oltre 25 comitati nazionali chiedono che l’assemblea venga rinviata, per permettere a tutti gli Stati di stipulare una definizione di propria iniziativa da proporre poi in una seconda data. Di cui non si sa nulla.⠀ ⠀ ICOM UK invece, oltre ad essere d’accordo con la definizione proposta, è andato oltre: ⠀ sostiene che non ci sia niente da rinviare e che la discussione della definizione deve essere fatta il 7 settembre, rivista e condivisa con tutti, in modo che tutti possano dire la propria.⠀ ⠀ Ci sarà un motivo se quando vai in un Museo in UK la gente si incontra lì per passare un pomeriggio: spazi gratuiti (esposizioni permanenti), ingaggianti, aperti a molteplici iniziative.⠀ Perché in UK la Museologia è una roba seria, pragmatica, che va presa di petto.⠀ Che riguarda tutti insomma.⠀ ⠀ Vi lascio nelle stories la nuova definizione di Museo ed alcuni articoli che ho letto.⠀ ⠀ PS. In questa foto non ero in UK ma ad Amburgo, e la ciccia non cambia molto.⠀ Matteo mi aveva detto di togliere la signora dietro di me, appoggiata ad una colonna.⠀ Io invece trovo che ci stia bene, proprio lì:⠀ il Museo non deve essere vuoto, deve essere pieno. Anche quando scattiamo le fotografie.⠀ Pieno di persone rilassate che godono della loro visita e che, senza rendersene conto, imparino qualcosa.⠀ ⠀ 📸 @elmatteo_⠀ ⠀ ⠀ ⠀ ⠀ ⠀ ⠀ ⠀ #influensarte #eleonorarebiscini #museology #kunsthalle #hamburgerkunsthalle #artmuseums #museumlover #artsharer #artlover #museumart #girlsinmuseum #museumofart #museumofmodernart #kunsthalleamburg #icomitalia #amburgo #museumlife #museumstudies #artmuseums #culturetrip #culture #modernart

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Chi ti seguiva solo come Elenora, e non come Eleonora che disquisisce delle professioni dell’Arte, come ha preso questa tua volontà di darti una precisa linea editoriale? I tuoi follower di allora hanno apprezzato?

Nel periodo in cui ho cominciato seriamente a sperimentare diverse strategie comunicative, riconosco che forse poteva risultare un po’ difficile seguirmi con costanza. Mi ritrovavo molto spesso a non essere “coerente”, a cambiare linguaggio, argomenti e contenuti proprio perché mi occorreva comprendere il come rendere efficace ed interessante ciò che mi ero imposta di condividere. Ovviamente, tutto questo ha influito anche sul pubblico: molti follower hanno smesso di seguirmi, altri hanno continuato, altri ancora, invece, si sono avvicinati. Da subito mi sono infatti accorta che, man mano che la linea editoriale diventava più precisa, anche il pubblico subiva di conseguenza una (ri)definizione in termine di target. Nel giro di due anni – da quando, cioè, ho cominciato ad intraprendere questa strada – mi sono ritrovata a interagire con studenti, professionisti, artisti, persone vicine al settore dei beni culturali o semplicemente intenzionate a scoprirne di più. In molti non solo mi chiedevano e chiedono consigli, ma cominciavano anche a pormi nuovi quesiti ed argomenti di discussione. Ad oggi ritengo che possa contare su di una community in crescita con cui capita sempre più spesso di scambiare intuizioni, informazioni, analisi, case history o dove si trovano e creano anche occasioni collaborative e lavorative. In fin dei conti, l’obiettivo finale del divulgare questi argomenti su Instagram non è mai stato il numero di follower, ma il desiderio di costruire un pubblico consapevole ed interessato ad uno spazio virtuale che sia punto di riferimento e supporto alle persone, che riesca ad allargare i suoi confini anche ai non addetti al settore e che sia in grado di generare opportunità, per me e per gli altri. Infatti, fin da subito, è stato fondamentale far passare anche un altro messaggio: l’Arte, sia da un punto di vista creativo che lavorativo, non è elitaria, ma una materia accessibile a e fruibile da tutti e che, lontano dai pregiudizi e se coltivata con costanza, studio ed impegno, è un lavoro a tutti gli effetti.

Oltre ad utilizzare il tuo account personale come mezzo divulgativo, su Instagram hai inaugurato anche un altro spazio virtuale aperto alle collaborazioni e alle discussioni di settore: @fecidartista. Di cosa si tratta?

@fecidartista è una collaborazione a più mani, una rubrica di critici d’arte per critici d’arte nata un po’ per caso nel 2019. Un giorno ero a casa a lavorare ed una mia amica stava andando a fare un colloquio per un’azienda che si occupa di logistica per opere d’arte. In quei mesi ci interrogavamo spesso sulle strade da prendere e lei tornava da un’esperienza da exhibition manager che le aveva dato davvero tanto. Le ho chiesto se le andava di spiegare le differenze di questo mestiere con quello del curatore ai miei followers, da qui l’idea di riportare questa discussione sui social, pubblicando un video in cui in soli 4 minuti Alice ha dato risposte a questo quesito. Da subito questo contenuto ha prodotto molto interesse a riguardo, l’engagement è cresciuto così come i ringraziamenti e le domande anche su altri aspetti professionali. Così, ho deciso di sperimentare per quattro settimane questo nuovo format sul mio account, invitando diversi professionisti del mondo dell’Arte a spiegare in cosa consistesse il proprio lavoro. L’idea di aprire uno spazio dedicato esclusivamente a questo format è venuta dopo, perché mi ero resa conto che @fecidartista si stava impossessando della mia identità social e che, per evitare sovrapposizioni, era meglio dedicargli uno spazio a sé stante. Impostata la grafica con Marta Pianta (aka @martaplens), ho così inaugurato questo nuovo canale mantenendo la stessa impostazione del format. La risposta è stata molto soddisfacente: la qualità del target è ben definita, anche se ovviamente il numero dei follower è ancora basso, visto che è un progetto che punto a far crescere sulla base dell’interesse. Sicuramente, spostare @fecidartista dal mio account a uno dedicato è stata una mossa che ha ridotto l’engagement diretto, ma ha prodotto un rafforzamento in termini di brand identity non indifferente, tanto che posso considerarlo un prodotto editoriale a tutti gli effetti, un valore aggiunto da proporre e mostrare non solo ai clienti con cui abitualmente collaboro come consulente o digital strategist nel settore dell’Arte, ma anche a di nuovi e potenziali, perché definisce in maniera netta e precisa il mio approccio e la mia impostazione professionale.

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Quando sei all'università, ti fanno credere, più o meno implicitamente, che lo storico dell'arte realizzato è lo storico dell'arte che fa il curatore.⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ E io ci credevo.⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ Non tanto perché avessi piena fiducia in chi stava dietro la cattedra (mai avuta), ma perché nessuno ci diceva che si potesse fare anche altro.⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ Il più grande insegnamento che ho ricevuto dalla mia esperienza al Maxxi come assistente curatoriale è stato uno ed uno solo.⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ Che non volevo fare la curatrice.⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ 9 messi nell'ufficio curatori mi hanno fatto apprezzare tutti gli altri mestieri di un Museo.⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ Come trasporti l'opera?⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ Chi si occupa della grafica di tutti i materiali della mostra?⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ Chi scrive le didascalie?⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ Chi chiama la stampa?⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ Chi organizza i contenuti per la comunicazione social?⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ .⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ E voi, che lavoro vorreste fare in un Museo❓⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ Il mio lo sapete già.⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ .⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ .⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ .⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ .⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ .⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ .⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ .⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ .⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ .⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ #katharinagrosse #museomaxxi #museumvisit #museumlover #artsharer #artlover ##contemporaryart #contemporary #collection #kunst #kultur #museum #artgallery #exhibition #galerie #artwatcher #artwatchers #artsed #artselfie #museumselfie #askacurator #emojiarthistor #cultureshot. #artlovers #influensarte #eleonorarebiscini

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Credi che @fecidartista, con il tempo, riserverà spazio anche agli artisti emergenti?

Al momento preferisco rimanere coerente alla linea editoriale d’impostazione, coinvolgendo professionisti del mercato dell’arte, galleristi, curatori e altre e diverse figure forse ancora poco conosciute e che lavorano e gravitano nel settore museale e artistico in genere. Questo perché, fondamentalmente, @fecidartista proviene da quell’inclinazione da studente che ancora non mi abbandona e da tutte quelle domande che naturalmente nascono in chi è ancora in corsa con lo studio. Sarà forse banale ripetere che ciò che impariamo tra i banchi di scuola e dell’Università è importantissimo, ma spesso molto lontano dalla realtà del mondo del lavoro. Ecco perché ritengo necessario divulgare questi aspetti e approfondirli: è utile per chi con curiosità desidera conoscere tutti gli aspetti di questo settore ed è quello che mi avrebbe fatto piacere sentire e seguire quando ero ancora all’Università. Ma non è detto che, in un futuro, possa diventare anche uno spazio dove presentare artisti emergenti.

Pensi che ci sia non solo molto da divulgare ancora, ma anche da innovare nel settore dei Beni Culturali?

Si. Si tratta di un settore in cui l’innovazione è sì subentrata in alcuni aspetti tecnici, ma che ha ancora molta strada da fare in termini di comunicazione e approccio al futuro. Sia chiaro: esistono già realtà che hanno intrapreso la strada dell’innovazione, ci sono ottimi esempi non solo esteri, ma anche nazionali. Ma generalmente è dimostrabile che, spesso, siano ancora in molti ad incorrere nell’errore del considerare il digitale come una materia o estremamente semplice e poco impegnativa (quando per esempio si parla di comunicazione e marketing) o faticosa da applicare (per quanto riguarda altri aspetti più tecnici). Educare e formare al diverso approccio che si dovrebbe avere con l’innovazione digitale e tecnologica è diventato non solo essenziale, ma urgente.

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Nei prossimi giorni risponderemo alle seguenti domande: Un artista deve necessariamente affidarsi ad un gallerista? Il mestiere del gallerista si sta evolvendo o sta morendo? I social media ci salveranno? I social media stanno uccidendo l’arte? Ma per capirmi a pieno, studiate prima queste paroline belli de zia. 1️⃣Mercato Primario: Quando l’artista vende la sua opera d’arte per la prima volta. L’artista può venderla ad un committente oppure può stipulare un accordo con il gallerista che da quel momento si assume la responsabilità di immetterla nel mercato e a sua volta rivenderla. Sono abbastanza sicura di quello che ho detto, ma non esiste una definizione universale (strano, il mondo dell’Arte è sempre così chiaro e lineare) e se qualcuno vuole smentirmi, sono qui. . 2️⃣Mercato Secondario: Tutte le operazioni di acquisto e vendita dell’opera d’arte successive alla prima. (Questa era facile…) . 3️⃣Business Model: Il modello di business, anche detto modello d'affari (business model), descrive le logiche secondo le quali un'organizzazione crea, distribuisce e raccoglie il valore. In altre parole, è l'insieme delle soluzioni organizzative e strategiche attraverso le quali l'impresa acquisisce vantaggio competitivo (Wikipedia, mica io) . 4️⃣Business Plan: Il business plan sintetizza i contenuti e le caratteristiche di un progetto imprenditoriale (business idea). Viene utilizzato sia per la pianificazione e gestione aziendale che per la comunicazione esterna, in particolare verso potenziali finanziatori o investitori (ancora Wikipedia). ❗️CONTINUA NELLA FOTO FAI SWIPE LEFT PER LEGGERE❗️ 📸 by @instartstories #talkinggalleries #barcelona #artgallery #macba #bcninspira #barcelonainspira #barcelonainspiration #bcnart #artbcn #artebcn #artebarcelona #barcelonaart #barcelonaartist #artwatchers #artadvisor #artbuyers #artconsultant #artnow #modernartists #artcollections #artexhibitions #moderngallery #artgallerys #fineartists

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Cosa senti di consigliare a chi vuol intraprendere un lavoro che coniughi Arte e digitale?

Di mantenere un’inclinazione da studente. Di non smettere mai di incuriosirsi, studiare e di metterci le mani, soprattutto per ciò che riguarda il marketing e la comunicazione digitale, settori in quotidiana evoluzione e che occorre testare, continuamente. E di definire, con impegno, una strategia precisa che guardi oltre le vanity metrics, per renderci identificabili, affidabili e soddisfare gli obiettivi.

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About the Author

Laureata in Scienze e tecnologie dello Spettacolo all’Università del Salento si è "convertita" alla comunicazione digitale rendendola una professione che dal 2010 studia e approfondisce ogni giorno, e che pratica in una storica agenzia di comunicazione a Matera. Local manager della community di Igers Matera e regional manager di Igers Basilicata, ama definirsi "non una storyteller, ma una story listener". Arte e libri sono la sua passione. Viaggiare per il mondo il suo sogno. A volte scrive e spesso(issimo) raccoglie emozioni in foto.

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